Madonna della Crocetta

FONTE VESPOLATE ON-LINE

Santuario della Madonna della Crocetta è situato a sud dell’abitato, vicino al cimitero.

Il suo nome deriva dal fatto di trovarsi presso un incrocio dell’antica strada medioevale che congiungeva Vespolate con Borgolavezzaro.
Sorge nel luogo in cui già nel XVI secolo esisteva una cappella campestre detta di Santa Maria, allora isolata dal paese[1]; all’interno era affrescata una Madonna tra le rose, con le braccia incrociate sul petto, nell’atto di adorare e mostrare il Bambino adagiato sulle sue ginocchia. Il 25 giugno del 1590 il vescovo Speciano la descriveva così: «Distante dal centro del paese circa duecento passi, v’è una Cappella campestre detta di S. Maria, edificata con elemesina di più fedeli. In detta cappella vi è un solo altare spoglio, senza predella, con volta e con pavimento. Chiude, con serratura e chiave, la cappella un cancello di legno. Davanti a essa vi è un portico aperto per ripararsi dalle piogge. Tutto intorno al muro si suole dai fedeli appendere ceri e mannelli di lino[…]». Era già quindi testimoniata una grande devozione dei vespolini per l’immagine sacra della Vergine. Nella prima metà dei seicento, secondo la tradizione, accadde un fatto miracoloso che destò un’ondata di profonda devozione nei confronti della Madonna della Crocetta: si narra che un generale spagnolo, accecato durante un combattimento contro i francesi in località Campo Mario, tra Vespolate e Robbio, portato davanti all’immagine della Vergine riacquistò la vista[2].

Intorno al 1650, con un’offerta del popolo, venne eretta una prima chiesa, formata da un’unica navata, con coro rettangolare rivolto ad oriente. Al centro del presbiterio si realizzò un altare marmoreo in forme barocche e marmi colorati, unico elemento tuttora conservato. Sopra l’altare fu posto l’antico affresco che si trovava nella cappelletta, risalente al XV secolo. I numerosi quadri ed ex-voto testimoniano una grande devozione dei vespolini nei confronti della loro Madonna. Molti fedeli legarono con testamento i loro beni al santuario tanto da costituire un “beneficio semplice” affidato ai notai Veggiotti, poi soppresso da Napoleone nel 1805.Nel 1769 il pievano Motti testimonia l’esistenza di una casa per l’eremita, che svolgeva la funzione di custode, posta sul lato meridionale nella chiesa. L’attuale dimora sorge nei pressi della sagrestia e fu innalzata all’epoca di Monsignor Fortina (1887-1917). Nel 1785 fu inaugurato il vicino cimitero che aumentò ulteriormente l’afflusso dei devoti. Importanti lavori di restauro si compirono nella prima metà del XX secolo grazie a cospicue donazioni da parte della popolazione. Negli anni 1913-14 il santuario venne ampliato realizzando la facciata verso il paese. Nel 1925 fu eretto il campanile, dotato di cinque campane in La Maggiore. In precedenza esisteva un piccolo campanile che fu abbattuto; la vecchia campana, datata 1817, fu spezzata e fusa insieme alle altre. Sappiamo che già nell’Ottocento era consuetudine far suonare la campana all’approssimarsi dei temporali come avveniva fino a pochi anni fa. Nel 1930, su disegno dell’architetto Crippa da Genova, venne abbattuta la volta del presbiterio e realizzata una nuova cupola; il coro venne rifatto in forma semicircolare allungando verso nord e sopraelevando i due muri maestri. Nel 1933 venne costruito il braccio verso il cimitero, facendo assumere al santuario una pianta a croce greca, e furono rifatte le due facciate esistenti in modo da renderle tutte uguali. All’interno si realizzò un nuovo pulpito con le rappresentazioni dei quattro evangelisti, opera dello scultore Fornara, e si ampliò l’altare maggiore su disegno dell’Ing. Cordara di Milano.

Il cancelletto in ferro battuto al centro della balaustra, realizzato dalla scuola Mazzucoletti, mostra in rilievo la raffigurazione dell’evento miracoloso. La stessa scena fu riprodotta anche nel mosaico sopra il portale d’ingresso. Nel 1938 venne tolta la pavimentazione in cotto, sostituita da una massicciata in marmo a mosaico. Durante la seconda guerra mondiale si realizzarono i due altari laterali in marmo policromo: quello verso il paese è dedicata a Sant’Anna, l’altro alle Anime Purganti. L’ancona di quest’ultimo altare è opera del torinese Pietro Dalle Ceste, autore anche dei dipinti che raffigurano episodi della vita di Cristo. Al termine del conflitto fu rifatto completamente il tetto e tra il 1948 ed i 1950 il pittore Piero Delle Ceste compì le decorazioni e gli affreschi. L’8 settembre 1950, al termine dei lavori, il vescovo di Pavia elevò la chiesa all’ambito d’onore di “Santuario Mariano”. Riaffrescata in occasione dell’ultimo Giubileo, essa viene prevalentemente usata per celebrare matrimoni e le solennità religiose in onore di Sant’Anna e della natività della Vergine.